Un’etichetta per tutti

 

Si sa, non è carino affibbiare etichette o  definizioni assolute alle persone.

Gli esseri umani sono universi complessi fatti d’esperienza, relazioni, contesti sociali, educazione e molto altro.

 

Mi sono sempre chiesto, nonostante ciò, se fosse possibile stilare dei profili e forse è possibile farne una rassegna che considera due antipodi, due estremi. Qualcosa che si collochi tra il devotissimo Fantozzi Ragionier Ugo numero di matricola 1001/bis della megaditta TalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica e il programmatore Peter Gibbons, trasformatosi dopo una seduta di ipnosi interrotta in un dipendente flemmatico, menefreghista, in pace con se stesso e col mondo nel film “Impiegati male”.

Esistono delle collocazioni intermedie?

 

Si sa, non è carino affibbiare etichette o  definizioni assolute alle persone. Gli esseri umani sono universi complessi fatti d’esperienza, relazioni, contesti sociali, educazione e molto altro.

 

 

Attori e personaggi comici a parte, si potrebbero definire, nei contesti aziendali, vari tipi di collaboratori e in questo breve articolo farò una carrellata proprio su queste figure.

 

L’ESECUTORE

Appena sopra l’accondiscendenza servile del Ragionier Ugo Fantozzi si trova questa figura chiamata: esecutore.

Egli fa ciò che gli viene chiesto di fare. Se non gli viene chiesto nulla… non fa nulla.

Mentre però, il ragioniere degli anni 80, non riesce a sottrarsi agli ordini del Mega Direttore Clamoroso Duca Conte Semenzara, il nostro esecutore, silenziosamente, è capace di rendersi assente, quasi invisibile.
Ha la capacità di passare inosservato, non lo si sente spesso, risponde quasi sempre ma non chiama mai.

Di certo non propone e non si propone, piuttosto, “ascolta” in silenzio le istruzioni del capo e parallelamente pensa a come eseguire senza la minima intraprendenza i compiti che gli vengono assegnati.

Se non gli dici, non fa.
Se manca qualcosa, si blocca.
Come un pc, non ha iniziativa e se non dai un comando entra in scena il salvaschermo.
Non è motivato ma non è nemmeno il contrario.
C’è ma non si vede.

 

L’ANALISTA DI PROBLEMI

Di un gradino più in alto in questa piramide di etichette troviamo l’analista di problemi. Egli sa tutto, conosce tutto, è consapevole delle implicazioni e degli effetti, sa chi riguarda, perché, quando e dove si verifica esattamente il problema.

Si tratta di quella persona che non appena sente abbozzare i contorni di un problema, immediatamente, li chiarisce, li definisce esattamente, non senza un pizzico di catastrofismo.

Con la stessa disarmante lucidità del Jep Gambardella di Tony Servillo in “La grande bellezza”, quando letteralmente distrugge Stefania che si definisce “una donna con le palle”. Il nostro analista di problemi ci racconta tutto ciò che non ha funzionato, non funziona e non funzionerà per causa delle implicazioni del problema.
Egli conosce esattamente il problema ma non è minimamente interessato alla soluzione.

 

IL PENSATORE DI SOLUZIONI

Ci alziamo ancora di un poco e troviamo il pensatore di soluzioni.

Non siamo ancora propriamente nei pressi del collaboratore ideale ma ci stiamo avvicinando.
Il pensatore di soluzioni, come dice l’etichetta, pensa.
Egli pensa al problema e immagina anche possibili soluzioni. La sua mente è reattiva e creativa.
Egli osserva e analizza.
Pensa e immagina.

Ricorda vagamente Tommy Lee Jones a.k.a. lo sceriffo Ed Tom Bell di “Non è un paese per vecchi”  dei fratelli Coen, quando nel suo monologo dice: “Mi è sempre piaciuto sentir parlare di quelli dei vecchi tempi, non ne ho mai perso l’occasione. Uno non può fare a meno di paragonarsi a loro, di chiedersi cosa avrebbero fatto loro al giorno d’oggi”.

Grandi silenzi e uno sguardo che ti attraversa, egli pensa a cosa si potrebbe fare di più e meglio per risolvere i problemi che incontra.

Ad onor del vero, lo sceriffo Bell, era uomo d’azione. Capace di tradurre il pensiero in mosse astute finalizzate al raggiungimento dei suoi obiettivi.

Al contrario, il nostro pensatore di soluzioni, invece, si ferma un passo prima.
Egli osserva, pensa e forse trova anche soluzioni efficaci.
Peccato che non lo sapremo mai, perché non ne parla.

 

IL PROPOSITORE

Ci siamo quasi. Stiamo salendo nell’olimpo dei collaboratori ideali.

Il propositore è un personaggio accattivante. Pensa e parla di ciò che si potrebbe fare. Lo fa in ogni ambito, è la sua forma mentis: per se, per il suo lavoro, per i suoi affetti, per i problemi che incontra. Egli è orientato alla soluzione. Magari perfettibile, talvolta sbagliata e talvolta corretta ma di certo proposta.

Nick Yarris è un esempio di propositore. Nel documentario Netflix intitolato “La paura del numero 13” (The fear of 13) si capisce subito che Nick non è proprio uno stinco di santo. Poco più che analfabeta, ladruncolo e tossico, all’età di 20 anni, viene arrestato per aver reagito male ad un arresto.

Molte sono le soluzioni che si proporrà di mettere in pratica (e che concretamente praticherà) che, però, puntualmente lo porteranno ad una situazione sempre peggiore.

Di peggio in peggio, di fallimento in fallimento, fino a dover scontare vent’anni nel braccio della morte senza aver commesso alcun crimine.
Una proposta, però, lo riscatterà.

Se Nick propone a se stesso soluzioni possibili, il propositore, nella nostra carrellata di etichette, propone anche agli altri, compreso il suo capo.

Talvolta sbaglia ma si assume i rischi delle sue proposte.
Talvolta ci azzecca e ne sa gioire.

Certamente, se Nick Yarris mette in pratica puntualmente i suoi propositi, il nostro propositore, manca di un tassello: propone, è vero, ma non agisce.
In questo modo non rischia di certo la pena di morte ma non gode nemmeno di un momento di gloria.

 

IL DECISORE

Mi piacerebbe parlare del decisore chiudendo questo excursus con un dialogo entusiasmante, commuovente, toccante e possibilmente motivante ma non riesco a togliermi dalla testa quello tra il Tenente Lo Russo e Vassilissa sull’isola di Megisti nel film “Mediterraneo”:

 

Vassilissa: Egò: Vassilissa…

Lo Russo: Vassilissa? Bellissimo nome…

Vassilissa: Io vengo per doulià mu… ergasia. Capisci?

Lo Russo: Mi dispiace non lo conosco… Conosciamo un certo Ergassia, Dugliamo Ergassia? No mi dispiace…

Vassilissa: Come si dice… LAVORO!

Lo Russo: Lavoro… Ah! Volere parlare di… per lavoro. E che lavoro… fare?

Vassilissa: Io sono puta…

Lo Russo: Puta che in greco…

Colasanti: Una p*****a!

Lo Russo: PER PIACERE! Non mi sembra il caso di…

Vassilissa: Sì, sì, una p*****a.

Lo Russo: No dicevo… per piacere, c’è modo e modo di… il concetto resta quello…

Vassilissa: Può interessare?

Lo Russo: Mah, non saprei. Dovrei prima dare un’occhiata al regolamento perché qui noi siamo molto… E lei… dove…’professare’… dove si esibisce nelle sue manifestaz?…La casa?

Vassilissa: Mia casa, casa azzurra!

Lo Russo: Può interessare!

 

Non è certo il tipo di decisione che ci si aspetta si prenda in azienda ma resta pur sempre una decisione.

Fatto sta che il nostro decisore, lo si riconosce subito.

Egli parla la passato, ci dice di ciò che ha preso l’iniziativa di fare e di come ha risolto il problema.
Ci dice cosa ha osservato, cosa ha pensato e come ha agito.
Ci dice degli effetti della sua decisione che quasi sempre coincidono con quelli che volevamo.
Analizza, pensa, si propone di fare e, senza tergiversare, decide ed agisce.

 

 

In definitiva:

Chi ha molti esecutori tra i suoi collaboratori non ha molto tempo per se.

È abituato a fornire soluzioni, a risolvere i suoi problemi da solo e, altrettanto solo, si trova spesso a risolvere quelli dei suoi collaboratori.

Loro lo sanno e gliene portano molti. Non somiglia ad un leader bensì all’impiegato del mese. Il tuttofare.

 

Chi invece ha molti decisori trai suoi collaboratori è un leader capace di far crescere le persone intorno a se.

Non pensa che nessuno tra i suoi collaboratori sia in grado di gestire le questioni come le gestisce lui.
Non pensa che il tempo impiegato a spiegare i termini di una questione ad un collaboratore è lo stesso che potrebbe essere impiegato meglio risolvendo il problema in prima persona.
Non teme che i suoi collaboratori possano fare meglio di lui e non vuole nemmeno essere indispensabile.  Non ha paura di liberarsi di ciò che gli piace fare nonostante non gli competa più.

È un leader circondato da leader.

 

Ora, una domanda:

Come fare per far accedere i propri collaboratori al vertice della piramide nel ruolo di decisori?

Meta Formazione propone uno stile di leadership attraverso il quale è possibile raggiungere tale obiettivo.

Nella speranza che questo articolo non venga etichettato come l’ennesimo spot pubblicitario autoreferenziale, per conoscere questo stile basterebbe prendere una decisione: partecipare ad un training. Da qui si partirebbe per un viaggio importante.

 

Magari un po’ prima che i nostri collaboratori ci lascino per nuove opportunità salutandoci alla Truman e  dicendoci: “Se non dovessimo rivederci: buon pomeriggio, buona sera e buonanotte”.

 

 

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