Una ripida salita

 

Il capocordata, o primo di cordata, è l’alpinista che sale per primo in una cordata.

Mentre l’accezione “capocordata” è legata alla storia dell’alpinismo e a un’epoca in cui vi era chi comandava l’ascensione (disponendo l’ordine dei componenti della cordata, il percorso da seguire e le modalità di salita), l’accezione “primo di cordata” è invece più moderna.
Ed è riferibile a chi sale per primo, avendo dunque il compito di portare su la corda e, con questo, assumendosi tutti i rischi di un’eventuale caduta.

 

Il primo di cordata è solitamente messo in sicurezza dal secondo attraverso meccanismi specifici e i punti di ancoraggio che riesce a trovare.

In queste ultime settimane ci siamo sentiti così: i secondi di cordata per i nostri clienti intenti a «segnare» la via.

 

 

Sappiamo che una salita difficile sfianca, fa sudare, fa toccare con mano il confine oltre il quale si può vedere il buio del cedimento.
Getta nello sconforto quando si sentono cedere le gambe, quando il sole davanti brucia e il vento gelido dietro ghiaccia.

Sul proprio volto e su quello dei compagni si possono leggere i segni della fatica.

Ci si sente inadeguati, impreparati, non sufficientemente allenati.

 

Ma esiste anche un altro aspetto: è durante la salita che ci si innamora della vetta.

Anche se non la si è raggiunta e nemmeno la si vede.

La si può però immaginare e ci sia aggrappa alla sensazione di orgoglio che si proverà una volta arrivati.

E da questo si può trarre energia.

 

Una salita insegna tante cose.

Su se stessi, su chi ci segue e su chi sta davanti.

Sui propri limiti e su quelli di chi cammina assieme a noi.

Sul proprio potere e sulle proprie capacità.

Sulla propria resistenza che talvolta si scopre essere più forte di quanto si pensasse.

 

Una salita rende capaci di offrire un aiuto quando siamo noi ad averne bisogno, e di riceverlo quando non pensavamo di averne bisogno.

Una salita rivela l’essenza di gesti straordinari.

 

Difficile, critico, emergenziale, destabilizzante, complesso, arduo, infelice…

Sono tanti gli aggettivi di questo tenore utilizzati per descrivere il periodo in salita che abbiamo vissuto e che ancora stiamo vivendo.

 

Se volevamo essere utili a chi ne aveva bisogno, potevamo esserlo attraverso ciò che sappiamo.

Se volevamo essere vicini alle persone che hanno chiesto un supporto, potevamo esserlo attraverso ciò che sappiamo fare.

Se volevamo dare un seppur piccolo contributo alle aziende che lo hanno richiesto, potevamo darlo attraverso ciò che abbiamo l’ambizione di essere.

 

Nel mese di Aprile ci ha riempito di orgoglio e ci ha reso felici aver incontrato virtualmente centinaia di persone durante moltissimi eventi, percorsi e webinar; aver ricevuto gratitudine per la nostra vicinanza attraverso ciò che sappiamo fare  bene e aver dato serenità a chi ne aveva necessità in quello spirito di praticità e concretezza che caratterizza la nostra visione e la nostra missione.

 

Grazie per l’opportunità che i nostri clienti ci hanno concesso di percorrere un pezzo di strada in salita insieme a loro.

Grazie per la possibilità di continuare a farlo e grazie per l’entusiasmo dimostrato fino ad ora.

 

Oggi ci sentiamo così: felici di essere stati all’altezza del ruolo di «secondi di cordata» per voi, pronti a segnare nuove vie insieme a voi.

 

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