UN NATALE E POI…

 

 

UN NATALE E POI…

 

Come reagirebbero un antico egizio, un greco di Sparta, o un romano dell’epoca imperiale se ci vedessero oggi?

Rimarrebbero stupiti, abbagliati dai grandi poteri mostrati dall’uomo moderno, intento a lavorare in un qualunque giorno feriale.
Folgorati dalle molteplici abilità realizzative e dalla velocità di esecuzione espressa dall’uomo moderno, essi potrebbero pensare di essere al cospetto di un dio, alla pari di Giove, Plutone, Era o Nettuno.

Ma se a vederci fossero Platone, Socrate, Seneca o Aristotele, come reagirebbero?

Potrebbero anche loro, inizialmente, rimanere abbagliati dalle nostre abilità, dalle nostre conoscenze straordinarie, dai progressi miracolistici e dalle diavolerie tecnologiche, frutto dell’ inventiva umana moderna, così abilmente gestite e così pragmaticamente risolutive per le operatività più complicate.

 

Tuttavia, questi grandi filosofi del passato, eccellenti pensatori capaci di spirito critico e di profondità di analisi, soffiata via la polvere di stelle che ammanta l’uomo moderno, così brillante, così impegnato, così veloce, impiegherebbero poco tempo per capire cosa si cela dietro questa cortina ammaliante: scoprirebbero che sotto questo elegantissimo vestito vive una persona fondamentalmente incompiuta, capace di governare il progresso e il mondo intero, ma incapace di accudire se stessa.

Scoprirebbero che siamo sempre alla ricerca di equilibrio e che continuiamo a cercarlo dappertutto, tranne che dentro di noi.

Ci vedrebbero incapaci di riconoscere le nostre emozioni, poco avvezzi a rallentare per capire cosa ci accade dentro e talmente distratti da non riuscire a capire nemmeno come recepiamo il quotidiano e cosa esso ci lascia in eredità.

Vedrebbero nitidamente il nostro “correre”, perché, in effetti, corriamo, corriamo ma non rallentiamo; costruiamo tanto fuori di noi, ma lavoriamo poco dentro di noi.

 

A pensarci bene siamo prigionieri di un ritmo sempre più veloce e stiamo pagando a caro prezzo le conquiste ottenute negli ultimi cinquant’anni.

Siamo liquidi e insidiosi, perché incapaci di scegliere il “sostenibile”; galoppiamo affannosamente in ogni direzione che ci venga proposta.

Dimentichi del bene più prezioso, cerchiamo consolazione nell’effimera compagnia di un cellulare o nella breve parentesi di una vacanza in luoghi esotici.
Cerchiamo fuori da noi ciò che non ci potrà mai appagare e corriamo incessantemente verso il domani, anelando la conquista di equilibrio e serenità, perché questi sono i nostri obiettivi. A questo punto, Seneca sobbalzerebbe, dicendo:”Ecco dunque l’equivoco pernicioso, oh uomo moderno!, perché equilibrio e serenità non possono essere i tuoi obiettivi; essi non devono rappresentare il fine a cui tendere: in realtà, devono costituire il mezzo attraverso il quale vivere, piacevoli compagni di avventura, nocchieri rassicuranti per una vita gradevole, per un’esistenza vissuta prendendo costantemente il meglio da tutto, nel lavoro e fuori dal lavoro”.

 

Platone potrebbe proseguire, dicendo: ”Dunque, uomo moderno, hai raggiunto le profondità marine, tanto che gli oceani non celano più così tanti segreti; hai perforato le viscere della terra, tanto da poterla infilare come una perla, in un filo d’infinito; hai scrutato le immensità celesti, tanto da camminare tra le stelle… e non hai ancora trovato equilibrio e serenità?”.

Socrate, a questo punto, chiuderebbe il cerchio, ieratico nello stile, ma illuminato nella sua infinita fiducia nel genere umano: “Oh uomo moderno, non tutto è perduto! Avvinto dalle tue qualità, che fanno di te un semidio, pur sorpreso dal tuo malessere latente, dalla tua irrequietudine disordinata, ti regalo una predizione: troverai ciò che cerchi e una volta trovato non ti servirà molto altro ancora, per vivere nella tua pienezza. Usa la tua mente, trova il coraggio di rallentare, guarda dentro di te. Scoprirai la magia della profondità umana che io ho visto molto prima di te e so che non si è persa per sempre. Se guarderai bene, troverai ciò che desideri. Userai ciò che avrai trovato, fino alla fine dei tuoi giorni e, guardandoti indietro, sorridendo, andrai altrove, senza il filo di un rimpianto”.

 

Così, quasi colti di sorpresa, anche noi che scriviamo, sentiamo crescere dentro una nuova speranza, una fiamma ravvivata da un refolo di vento nuovo che si chiama volontà di crescere. Auspichiamo che questo Natale sia per tutti un momento di rallentamento, di decompressione, ma anche di unione, vissuto in armonia, dimenticando le piccole ambasce quotidiane; in serena meditazione, ricercando piena consapevolezza di noi stessi, magari attraverso una buona lettura.

 

Dunque:

Abbiamo cura della nostra anima, perché ci aiuti a generare molti bei pensieri.

Abbiamo cura dei nostri pensieri, perché genereranno i nostri comportamenti.

Abbiamo cura dei nostri comportamenti, perché genereranno il nostro stile di vita.

Abbiamo cura del nostro stile di vita, perché vestirà bene la nostra anima.

Regaliamo un bel libro e teniamone uno per noi, perché:

 

LEGGERE E’ LASCIARSI TRASPORTARE,
CAMBIARE TEMPO E SPAZIO,
NON ESSERE DOVE SI E’.”
Cesare Garboli

 

 

Auguri di un Sereno Natale e un felice Anno Nuovo da Meta Formazione Srl

 

 

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