Perché dovremmo?

di Mario Palermo

 

Fare formazione è come fare un viaggio.

Ci si chiede perché partire e quale meta prediligere. Talvolta scegliamo di visitare posti nuovi, altre volte decidiamo per mete già visitate.

Forse in passato ci è capitato di porre qualche resistenza all’idea del nostro partner o dell’amica del cuore di andare nuovamente a Capri o alle Maldive piuttosto che sui monti dei Trentino ma poi, cedendo alle insistenze altrui, abbiamo deciso di accordare all’altro la destinazione riproposta e a fine vacanza ci siamo ritrovati soddisfatti del “già visto” e soprattutto piacevolmente sorpresi dall’aver scoperto delle novità non colte in passato.

Rivedere luoghi, monumenti o persone tuttavia non sempre appaga e ciò potrebbe accadere anche nel caso delle novità. Non sempre le scelte si rivelano giuste e non sempre per ragioni legate agli altri o al territorio, quanto per la nostra capacità di esperire situazioni, luoghi e rapporti con gli altri con consapevolezza, profondità e forte motivazione a farlo.

 

Non sempre le scelte si rivelano giuste e non sempre per ragioni legate agli altri o al territorio, quanto per la nostra capacità di esperire situazioni, luoghi e rapporti con gli altri con consapevolezza, profondità e forte motivazione a farlo.

 

Frasi come “Non sono dello stato d’animo adatto”, “Questa cosa non fa per me”, “Cosa siamo venuti a fare?” o “E’ tutto come da noi” ridondano nella mente di coloro che hanno delle aspettative prevalentemente rivolte verso ciò che gli altri dovrebbero fare o dire; è l’ambiente esterno che crea stati di fatto e non loro.

 

Coloro si aspettano il miracolo ma fanno poco o niente per far sì che qualcosa accada, per essere determinati (cioè per determinare agendo).

 

Andare a visitare un parco naturale o vederlo raffigurato su alcune foto non è la stessa cosa.

Non è possibile riuscire ad apprezzare la differenza che passa tra vivere intensamente un’esperienza diretta, ancorché complicata dall’impegno che essa stessa richiede, e parlare di ciò che poi non si fa e rimane proposito inagito: ne risulta un’osservazione degli eventi passiva, immobile e d eterocentrica.

Ciò che appare davanti ai nostri occhi è dunque povero di significato e privo di elementi nuovi.

Quello che conta non è la straordinarietà di un luogo o di un monumento, ma il modo attraverso il quale facciamo esperienza; la differenza sta nel come guardiamo il mondo, nel come ci predisponiamo a ciò che ci viene incontro o che di tanto in tanto rimane celato da una sottile coltre chiamata talora indifferenza, altre volte pigrizia, oppure eccesso di abitudine.

 

Qualcuno lo ha detto: “Il bello è negli occhi di chi guarda”.

Alcune delle chiavi di lettura adottabili per accedere alle possibilità che tanto il fare formazione quanto il viaggiare offrono, possono spesso essere queste:

  • “Cosa altro c’è da imparare, ora?”
  • “Ancora formazione?”
  • “Tutta roba già vista.”
  • “Con tutto quello che c’è da fare…”
  • “Non ho nulla da imparare, se mai qualcuno deve fare corsi quello non sono io!”
  • “Ho sempre fatto così, perchè devo cambiare?”

Quando si approccia ad un training e ad un trainer mossi da queste immagini mentali, poi la risposta in aula qual è?

Se venisse richiesto di sperimentare, si sperimenta?

 

Il miracolo del cambiamento o del raggiungimento di un obiettivo formativo dipende  esclusivamente da sé stessi.

Certo, un buon percorso e un buon trainer possono facilitare le cose, ma la responsabilità sui cambiamenti ottenibili facendo formazione è solo nostra.

 

Nel momento in cui cediamo ad altri questa personale responsabilità corriamo alcuni rischi: gettare via un’occasione, sprecare tempo e dunque vita e rinforzare un atteggiamento paradigmatico di fronte alla formazione, limitato e limitante, quasi esclusivamente critico e dunque asfittico in relazione ai risultati ottenibili.

Seduti in poltrona si osserva criticamente il fare e il dire del trainer, si negano spesso sani principi in ordine al “nonsipuotismo”, o al “tutto vero ma nella mia realtà non funziona perchè ho già provato”.

 

Come partire dunque?

Riscoprire la centralità di un semplice gesto o la ricaduta positiva nell’ambiente circostante di una semplice azione o di una giusta parola, insomma, è come un felice ritorno al passato.

Ritornare ad Amalfi vent’anni dopo esserci stati in viaggio di nozze, rivedere l’amico d’infanzia dopo trent’anni di lontananza, tornare nel paese dove si è nati, è un po’ come ricominciare.

E quando torni alle origini ritrovi il piacere delle cose semplici, ritorni ad assaporare il gusto del particolare, recuperi l’attenzione verso quelle piccole cose che da troppo tempo non vedevi più o davi per scontate.

Allora tutto riacquista un suo senso profondo e riemerge il piacere di donarsi a sé stessi prima ancora che agli altri, si vive un miglioramento continuo percorrendo grandi viali noti o sentieri sconosciuti, procedendo per piccoli e grandi passi.

Il gusto della scoperta non cresce proporzionalmente alla portata della novità, ma è semplicemente la spinta autogena che apre le porte al “mai fatto prima” o al “fatto troppo tempo fa” ma ormai dimenticato, al “ci provo” o al “ci voglio riprovare”.

 

Cosa dovrebbe accadere e come ci si dovrebbe comportare affinché al termine di un’esperienza formativa si possa dire che ne è valsa veramente la pena?

Scegliere il corso giusto non è sempre facile, e forse centrare l’attenzione sulla metodologia didattica che segue il formatore è la cosa più sensata che si possa fare, ma non è tutto.

Se è vero che la metodologia applicata sta ad un percorso formativo come una buona compagnia aerea sta al viaggio verso la meta scelta, anche godere di tutte le opportunità che un viaggio può offrire sta al senso del viaggio stesso come la capacità di cogliere spunti utili alla propria persona e applicarli al lavoro sta alla ragione per cui decidere di “fare manutenzione”.

 

Nel formarsi non sempre si riscuotono risultati immediati e proporzionati agli sforzi compiuti e tuttavia il punto è, come disse Alexander Bell:

“Lascia di quando in quando i sentieri battuti e inoltrati fra i boschi. Troverai certo qualcosa che non hai mai visto prima. Probabilmente si tratterà di una piccola cosa, ma non ignorarla”.

 

 

Mario Palermo

 

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close