Titolo: Qualunque cosa succeda

Autore: Umberto Ambrosoli

Editore: Sironi Editore
Pagine: 320
Prezzo in copertina: Euro 18,00

 

Recensione di Mario Palermo

Ancora oggi, a distanza di trent'anni da quella notte tra l'11 e il 12 luglio 1979, riecheggiano nelle coscienze di chi si sente Italiano quei quattro colpi di pistola che ferirono mortalmente una persona “comune” di nome Giorgio Ambrosoli. Un avvocato padre di famiglia come tanti ma che a differenza di molti pagò a caro prezzo serietà professionale e senso dello stato.

La lettura di questo libro fornisce al lettore una serie di elementi utili per riflettere sulla storia di un uomo “normale” vissuto in un periodo in cui terrorismo, politica, malavita, istituzioni, stato e interessi privati si ritrovarono nella stessa piazza come per appuntamento.

Un momento tra i più bassi che possiamo ricordare, reso a tratti commovente, quasi struggente, dagli scenari ora familiari ora investigativi descritti con precisione e velato ma evidente rammarico da Umberto, primo dei tre figli del protagonista suo malgrado di questa vicenda, Giorgio Ambrosoli.
È un racconto che poggia essenzialmente su tre binari: il menage familiare quotidiano, la dura quanto letale scelta di portare fino in fondo il ruolo di commissario liquidatore della banca privata finanziaria di Michele Sindona e la triste storia del nostro paese negli anni ‘70.

È pensabile che Giorgio Ambrosoli avesse intuito anticipatamente la portata di ciò che avrebbe potuto scoprire quando accettò il ruolo che gli venne proposto, ciononostante non si fermò. Andò avanti senza esitazioni tra innumerevoli ostacoli di carattere burocratico e ciò che è più grave anche di carattere politico.
Non sospettava forse che sarebbero stati messi in discussione gli “strani” equilibri economico politici d'Italia e tanto meno immaginava che chi avrebbe dovuto sostenerlo per ridare credibilità al nostro sistema politico-finanziario invece lo abbandonò a se stesso, lasciandolo in balia di lestofanti in cravatta avvezzi al becero.

L'uomo solo ma forte dei suoi valori quando capisce il suo destino scrive alla moglie una lettera di straordinaria lucidità e fermezza; emerge da quelle righe scritte di notte tra documenti appunti e sigarette spente, il carattere esemplare delle sue scelte, la sua coerenza con gli ideali di libertà e responsabilità.

Appresa la notizia di quell'omicidio il 12 luglio 1979 secondo voi, qualcuno arrossì di vergogna perchè poteva salvarlo ed evitò?

Abbiamo bisogno di esempi e Giorgio Ambrosoli ne rappresenta uno dei più significativi.

 

 

 
 
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