In questa nuova conversazione con Silvia Ronchey, che segue quella uscita nel 1999 con il titolo "L'anima del mondo", il grande psicologo e filosofo americano James Hillmann celebra "i piaceri del pensiero, la passione delle idee, l'erotismo della mente".
Sono i piaceri perseguiti con dedizione nel corso di una lunga vita operosa, che scorre davanti agli occhi del lettore in una sorta di autobiografia per immagini: gli anni dell'università alla Sorbona e al Trinity College di Dublino, in cui i caffè di Parigi e i pub irlandesi divengono lo scenario di appassionati dialoghi filosofici; il successivo apprendistato con Carl Gustav Jung a Zurigo; il momento rivelatore in cui il vecchio Hillmann, nella soffitta di casa, ritrova le pagelle della scuola elementare, e scopre - o meglio ricorda - che da piccolo prendeva brutti voti in calligrafia, come se non volesse farsi leggere, non volesse diventare scrittore.
E, guidato e stimolato da Silvia Ronchey, Hillmann offre le sue riflessioni su alcuni temi centrali del suo pensiero: l'Anima del Mondo come organismo vivente che trascende la nostra individualità (perché come sosteneva Jung, la psiche non è dentro di noi: siamo noi dentro la psiche), il Daimon che ci mostra ciò che dobbiamo diventare, la vecchiaia come rivelazione del carattere, il mito come origine e spiegazione del mondo, la depressione come incarnazione moderna dell'"umor melancolico" e metodo per ribellarsi al consumismo che ci soffoca, la Bellezza e la Giustizia come unici scopi della politica, perchè una politica che "non tende alla Bellezza e alla Giustizia, è semplicemente una politica povera, cattiva e perfino diabolica".
E' un pensiero provocatorio e proprio per questo illuminante, un pensiero che ha la forza e la profondità per spingerci a cercare le risposte alle domande cruciali della nostra esistenza.