"ALLENARE LA MENTE"
di Susanna Minghetti
Tratto dal sito:
www.teambuilding-journal.it
Mens sana in corpore sano
Avevano ragione gli antichi romani, non serve a molto un corpo in forma se poi a dare il massimo non è la mente... Nelle moderne discipline sportive di squadra, la figura dell'allenatore assume in sè diversi compiti, tutti ugualmente importanti al raggiungimento dei risultati agonistici e di crescita degli atleti.
Negli Stati Uniti, dove una profonda passione per lo sport si intreccia con una maniacale attenzione a tutti gli aspetti della psicologia umana, sono talvolta presenti due allenatori per ciascuna squadra, complementari tra loro ma con funzioni sostanzialmente differenti: Il “Trainer ” ed il “Coach”. Il primo lavora principalmente sullo sviluppo delle capacità individuali degli atleti, sia fisiche che tecniche, garantendo il miglioramento sportivo e psicologico degli atleti che fanno parte del gruppo. Il secondo ha la responsabilità dell'organizzazione della squadra e dell'affiatamento della stessa, sceglie le tattiche da adottare e gli schemi da usare, concentrando il suo lavoro sul gruppo e sui rapporti interpersonali al suo interno. In Italia le due attività vengono solitamente svolte, con l'eccezione dei grandi team, da un'unica figura. Il coach ha una visione globale del lavoro di squadra, degli obiettivi da raggiungere, delle posizioni di ciascun giocatore, sa riconoscere le potenzialità e le caratteristiche di ognuno attribuendo ruolo, posizioni, compiti e obiettivi funzionali alla squadra nel suo complesso e alla realizzazione individuale. Chiunque abbia praticato uno sport, a qualunque livello, avrà conosciuto qualcuno davvero talentuoso ma che, per qualche motivo, non riusciva a raggiungere i risultati attesi. In campo individuale, sempre più sportivi professionisti si affidano ad un coach. I primi 10 tennisti della classifica ATP sono l'esempio di come un bravo giocatore, adeguatamente seguito, possa diventare un grande campione.
Qual è il valore aggiunto di un coach? E in che modo può, attraverso il coaching, aiutare l'atleta a raggiungere grandi risultati? Per rispondere a queste domande è necessario riflettere su alcuni punti.
Cosa distingue un campione da un buon giocatore? Quali sono i fattori che fanno vincere anche contro gli avversari più forti? Cos'è che fa la differenza tra giocare una buona prestazione e una performance vincente?
La risposta è molto semplice: la capacità di rendere al meglio nei momenti più difficili e nei momenti cruciali.
Lì dove un normale giocatore inizia a cedere, un campione accelera o tira la stoccata vincente. La differenza non la fa la preparazione fisica o tecnico-tattica ma quella mentale. Un campione deve essere bravo a gestire al meglio le sue emozioni, deve credere sempre di poter vincere e deve sviluppare quelle capacità mentali necessarie per raggiungere tutti i suoi obiettivi. Se è vero che in ogni area della realtà umana il 20% è dato dalla tecnica e l'80% è dato dalla sua mente. Il coach può lavorare durante l'allenamento sulla motivazione dell'atleta, attraverso la trasmissione di “segnali” di diverso tipo che influenzano quest'ultimo. I “segnali” principalmente utilizzati sono:
* Istruzioni tecnico/tattiche * Richiamo individuale dell'attenzione
* Rimproveri o complimenti individuali a seguito di un azione
* Richiesta individuale di compiti extra o semplificati
A seconda delle variabili di gioco, il coach deve valutare il momento, la persona e la situazione per decidere come intervenire. E' interessante notare come l'uso di questi stimoli durante l'allenamento e la gara, quale un semplice “bravo” al momento giusto, possa cambiare notevolmente l'atteggiamento di un giocatore verso l'esercizio che sta svolgendo, molto più di qualsiasi istruzione tecnica, che in certi momenti può essere sopportata male dall'atleta e avere effetti negativi sulla sua motivazione.
Il coaching stimola la motivazione al risultato, fornisce la giusta carica agonistica, fortifica la capacità di cooperazione se si tratta di un team, gli strumenti necessari per superare momenti difficili e le necessarie risorse per trasformare lo stress in quel particolare “brivido sulla schiena” che permette di ottenere e mantenere una performance ad alto livello, una più ampia consapevolezza delle proprie abilità e la visione dei limiti come un “qualcosa da spostare sempre più avanti”, un chiaro senso di responsabilità nei propri confronti e nei confronti degli altri, una migliore capacità di comunicazione con gli altri e, soprattutto, con sé stessi al fine di affrontare e sconfiggere l'avversario peggiore che possa esistere: quello che si nasconde nella mente!
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