"FIDATI DI ME
LA FIDUCIA COME MOTORE DELL'ECONOMIA"
di Alessandro Zaltron
"Ho tanta fede in te / che durerà…" verseggiava Montale.
Non sapeva che di lì a pochi anni i bar avrebbero preteso il pagamento delle consumazioni ancor prima che siano ordinate, gli alberghi avrebbero consegnato il telecomando della tivù in camera dietro versamento di una cauzione, il carrello del supermercato avrebbe funzionato solo con una moneta (prima 500 lire, adesso uno o due euro), le nozze sarebbero state celebrate dopo aver stilato tutte le clausole dell'accordo prematrimoniale, le banche avrebbero concesso mutui a chi possa dimostrare di essere talmente ricco da non averne affatto bisogno.
È il crollo della fiducia, inarrestabile.
La stretta di mano ha ceduto il posto alla fideiussione, la parola data non vale neanche il fiato che è costata se non si essicca nell'inchiostro di un contratto timbrato e vidimato in ogni foglio, accompagnato dalla lauta parcella di notai, commercialisti, consulenti, avvocati e azzeccagarbugli vari. La mancanza di fiducia fa aumentare vertiginosamente la litigiosità, e probabilmente questa rappresenta l'alimento di una pletora di professionisti del cavillo: quasi un male minore, necessario a giustificare la loro sopravvivenza.
Eppure la recente storia economica del Nordest dimostra che il successo delle nostre imprese deve molto al sistema relazionale basato su reti di fiducia - tra clienti, fornitori e dipendenti. La buona riuscita di molte parabole imprenditoriali è dipesa da persone che sono avanzate all'interno dell'azienda grazie alle qualità assodate di fiducia personale verso l'imprenditore, oltre che alle loro competenze tecniche.
E la fiducia è il motore dell'economia: non investe chi non crede che i suoi prodotti venderanno, non concede credito la banca che non scommette su un'idea d'impresa. La crisi che stiamo vivendo è probabilmente l'esito di un'ondata di sfiducia che dal produttore risale lungo la filiera e si irradia sul consumatore finale, il quale per paura contrae la spesa.
Corre su due binari la fiducia: coerenza responsabile (un uomo è la sua parola), principio dell'affidamento (se tu mi assicuri una cosa, io non la metto in dubbio e anzi agisco basandomi su quella). Il crollo della fiducia provoca l'effetto domino, contagia più delle mele marce nel cesto. Quando hai preso delle scottature da qualcuno, ti comporti con gli altri come se fossero fatti della medesima pasta. La fiducia è capitale sociale di delicata gestione: più lo utilizzi, e più si accresce; meno lo utilizzi, e più si depaupera. Una volta che l'hai usato male, è difficilissimo ricostituirlo.
La diffidenza ha un alto costo sociale: per cautelarsi, in ogni ambito, ciascuno deve mettere in atto meccanismi che richiedono un esborso economico (carte bollate, atti, parcelle, sistemi d'allarme, polizze e assicurazioni, garanzie anche per uscire di casa) e un sacrificio di tempo (verifiche preventive, controlli successivi, dubbi e ripensamenti).
La regola del sospetto esige un pesante prezzo anche psicologico: istituzionalizza l'incertezza, fa vivere male perché non consente di rilassarsi e impedisce la confidenza in quanto fa ritenere che nessuno ne sia degno; mentre è chiaro a tutti che le confidenze si ricevono proprio quando e dalle persone a cui si dimostra per primi la disponibilità a rilasciarne.
Maggiormente fedeli sono i destinatari di fiducia, perché di solito si dannano l'anima per dimostrare di averla meritata. I più infidi sono proprio coloro che tradiscono di più: pensano che tutti siano come loro, e anzi si adoperano per infangare l'immagine di chi si comporta diversamente.
L'antidoto alla sfiducia sta solamente nell'invertire la visione: fidati sino a che non vieni scottato, anziché comportarti in modo fraudolento pensando che tanto stai solo pagando l'altro, in forma anticipata, con la sua stessa moneta. Sostituisci la presunzione che gli altri sono lì per fregarti con la convinzione che saranno corretti nei tuoi confronti. Sii tu a dare fiducia: è probabile che l'altro abbandonerà le sue barriere di difesa preventiva.
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