E tu, quando leggi?

di Bruno Bettenzani

 

Informato, preparato, possibilmente colto.

Una persona profonda, che tutti vorrebbero incontrare e con la quale è piacevole parlare, e non perché racconta amenità o barzellette più o meno attuali, ma perché dice cose interessanti e che fanno pensare.

Cosi dovrebbe essere il venditore professionista.

E ovvio che queste caratteristiche non sono frutto dell’improvvisazione, ma il risultato di un percorso di sviluppo e di maturazione. E di buone letture.

 

Informato, preparato, possibilmente colto.  Una persona profonda, che tutti vorrebbero incontrare e con la quale e piacevole parlare, e non perché racconta amenità o barzellette più o meno attuali, ma perché dice cose interessanti e che fanno pensare.  Cosi dovrebbe essere il venditore professionista.

 

In un recente articolo ho scritto che i venditori non amano scrivere. Non amano mettere su carta programmi e relazioni.

Ma amano leggere? E perché dovrebbero farlo? E poi, dove trovare il tempo?

 

Alla prima domanda non credo di poter rispondere se non richiamandomi alla possibilità che la categoria dei venditori rispecchi, quanto a libri letti in un anno, la media nazionale. Alla terza domanda, benché sia quella più frequente, non credo valga la pena di dare molto peso: chi vuole, il tempo lo trova. La seconda domanda mi sembra decisamente più interessante. I venditori – e non solo loro, naturalmente, anche se qui e di loro che stiamo parlando – farebbero bene a leggere (di più) per almeno tre buone ragioni:

 

Leggere accresce la quantità di informazioni di cui si viene in possesso.

Non e cosa da poco: viviamo nella realtà dell’informazione. Essere informati su ciò che accade nel mondo, anche in realtà che sembrano (ma non sono affatto) lontano da noi non e facoltativo. Un venditore informato e un venditore  attendibile e un venditore attendibile e uno cui si concede fiducia, perché sa,

conosce e parla a proposito. “Chi più sa, più può″ dice un proverbio. Si tratta di un’affermazione straordinariamente attuale, alla luce della facile constatazione che, oggi, avere più informazioni, sapere qualcosa che altri non sanno significa avere più potere: potere di agire prima e meglio.

 

Leggere incrementa la ricchezza e la proprietà lessicale e, di conseguenza, la qualità del linguaggio.

Le parole dicono l’essenza delle cose, perciò e importante conoscere il maggior numero possibile di termini e saperli usare in modo  appropriato.

Non serve a molto curare la propria immagine se quando si apre bocca se ne distrugge l’effetto, per esempio facendo strage di congiuntivi e riuscendo ad usare si e no trecento parole.

 

Leggere mette di fronte alla reale consistenza delle proprie conoscenze, in genere caratterizzata dall’indigenza.

Quanto più si apprende, tanto più ci si rende conto di non sapere. Questa constatazione, benché dolorosa, e il presupposto della crescita. Chi non si misura con la fatica di imparare, perché crede non sia necessario o perché ritiene di sapere abbastanza, non corre il rischio di sperimentare la sofferenza del proprio limite, ma neppure proverà mai la gioia di superarlo.

 

 

Ciò detto, mi pare di sentire la domanda che, in fondo, interessa davvero i venditori: “Leggere fa vendere di più?”

Credo si possa dire di si. Leggere manuali di vendita, riviste di settore o quotidiani di economia fa vendere di più.

Le riviste o i quotidiani sono la fonte indispensabile di informazione, mentre i manuali rappresentano un veicolo di formazione.

Non l’unico, s’intende, perché non sostituiscono, per esempio, l’esperienza d’aula e men che meno quella sul campo, ma se un venditore leggesse in un anno almeno quattro o cinque libri che, in vario modo, riguardino la sua attività, potrebbe dire di aver fatto ciò che qualsiasi professionista moderno dovrebbe fare per mantenere quel minimo di aggiornamento indispensabile per un buon svolgimento del suo lavoro.

 

Infine, bisogna imparare a leggere bene.

Occorre, cioè darsi obiettivi chiari su ciò che si desidera approfondire, perché se leggere e importante, e altresì vero che il tempo disponibile non e illimitato. Non conviene, dunque, “leggere un po’ di tutto”, come molti usano fare, convinti, spaziando qua e la, di ampliare i propri orizzonti. In realtà fanno solo confusione.

Meglio dunque orientare le proprie scelte in base ad alcune priorità chiaramente definite e mantener fede, almeno per un po’, ad un piano di approfondimento.

 

 

Bruno Bettenzani

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