Di libro in libro – Ricordare

di Bruno Bettenzani

 

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CAPITOLO 16

Ricordare

 

 

È recentemente scomparso Mario Rigoni Stern.

Dalla sua esperienza bellica, prima sul fronte francese, poi su quello greco e su quello Russo e infine nella prigionia, sono nati molti dei suoi capolavori. Con una prosa asciutta, con una narrazione sottratta ad ogni tentazione retorica, con umorismo e compassione ha narrato le sofferenze di soldati ignari, vittime di un destino più grande e potente di loro.

Nel suo libro “Aspettando l’alba” edito da Einaudi, scrive:

In questo marzo nevoso mi viene in mente quel tempo immisurabile di quando, usciti dalla sacca dopo tormente e battaglie tra il Don e Šebekino, lasciando nella neve migliaia di compagni, si riprese a camminare verso una primavera che doveva pur arrivare.

Ora siamo rimasti pochi a ricordare; i media hanno sostituito la tradizione orale e trasformato i costumi; non c’è nessun Omero per cantare storie epiche, né un Senofonte a fare la cronaca.

Anche il mio corpo è stanco, questo vecchio corpo che tante vicende ha subito, e nelle ore notturne, in attesa del sonno o dell’alba, con la luce soffusa della neve che viene dalle finestre sul bosco, il pensiero si sofferma su quel tempo e ricompaiono volti di amici, episodi, situazioni drammatiche. Non solo sofferenze, anche momenti sereni di giochi infantili, visi ridenti, lettere d’amore, sogni, canti, montagne conquistare. I doni della giovinezza.

 

 

 

Qualcuno ha detto che il nostro è un tempo di perdita della memoria.

Credo che, almeno in parte, abbia ragione. La memoria ha bisogno di lentezza e i suoi ritmi non sono quelli dell’età della tecnica.

Viviamo in un tempo senza memoria perché la memoria richiede tempo e noi ne abbiamo sempre meno.

Non a caso si dice di chi si sofferma a ricordare che “perde tempo” ed è “rimasto indietro”.

Il mondo, invece, va avanti veloce e non attende chi si concede le pause che servono alla memoria.

 

Scriveva Gillo Dorfles , artista e critico d’arte:

«Quando assisto alla facilità vertiginosa con cui degli adolescenti, anzi dei bambini, si impadroniscono di nuovi gadget, della maestria con cui manovrano i tasti, i pulsanti, deputati alle più complesse operazioni, mi chiedo fino a che punto questa immane espansione delle conoscenze segnaletiche e informative vada a scapito dei faticosi sentieri della memoria e di quelli – un tempo beati – della fantasia creatrice.»

 

La domanda è retorica.

Probabilmente il celebre critico conosceva perfettamente la risposta: questi adolescenti, questi bambini cresceranno senza memoria, con una poderosa volontà di proiezione verso il futuro, ma senza capacità di ricordare.

Non perché mancherà loro la capacità di rievocare eventi o situazioni, ma perché non saranno stati abituati a ricondurli al cuore. La radice della parola “ricordo” ha a che fare con il genitivo latino di cuore: “cordis”.

La cronaca diventa ricordo quando i fatti, le situazioni e le persone vengono rivisitati con il cuore. Quando i giovani ripercorrono tristi eventi che appartengono al loro breve passato, ne fanno in genere la cronaca e ne parlano senza turbamento. I vecchi, invece, non di rado piangono e la loro cronaca non è così lucida, così precisa. Si soffermano più sulle emozioni che sui fatti e questi il più delle volte non sono minuziosamente descritti, ma semplicemente trapelano, si lasciano intuire.

E non si tratta soltanto di depressione senile, di perdita della memoria e neppure di paura di quella morte che, dopo aver portato via le persone che ricordano è ormai vicina anche per loro. Questa è una ragione possibile, ma non certo l’unica. Si tratta piuttosto del fatto che i vecchi hanno tempo per rivedere con il cuore eventi e volti che sono stati e che hanno attraversato la loro esistenza, a volte senza che essi sapessero dare valore a questi incroci. Forse affiora un sentimento di colpa per l’antica superficialità.

 

Ma anche questi giovani diventeranno vecchi, verrebbe da dire.

Sì, se il mondo glielo permetterà, se ci sarà ancora per loro quella cosa che da sempre chiamiamo vecchiaia. Perché si tratta di una dimensione che il mondo sopporta sempre meno e fa di tutto per allontanare da sé, fino a ipotizzare, peraltro con buone possibilità di successo, di sconfiggerla.

E come farai a invecchiare se sarai sempre “in forma”?

 

Rimane da sperare che questi giovani molto più privi di memoria di quanto non siano stati i loro coetanei del passato possano diventare vecchi come si conviene, perché in un mondo votato alla dimenticanza c’è bisogno di chi aiuta a ricordare; c’è bisogno di chi assume la responsabilità di mantenere viva la memoria.

 

–> CAPITOLO 17

 

 

 

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