Di libro in libro – La ripetizione

di Bruno Bettenzani

 

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La ripetizione

 

Ancora una volta citiamo James Hillman che, nel suo saggio “La forza del carattere” edito da Adelphi, affronta il tema della vecchiaia.

In opposizione al perenne desiderio di nuovo, egli scrive:

   “Perché concepire la ripetizione alla stregua di un difetto anziché come una componente necessaria dell’immaginazione? Perché, semmai, non considerare il bisogno di novità come una forma di tossicodipendenza? In fin dei conti, la ripetizione è un elemento essenziale della tradizione orale, del tramandare storie da una generazione all’altra. Si direbbe lo strumento attraverso il quale il patrimonio culturale degli antenati è tenuto in vita e mantenuto nella forma giusta. Come mai i bambini vogliono a tutti i costi che la storia sia raccontata  ogni volta con le stesse identiche parole, e perché chiedono sera dopo sera la stessa medesima storia?

    Chissà, forse la scrittura ha dovuto fare la sua comparsa nel mondo per garantire che le storie fossero ripetute nella forma stabilita, senza abbellimenti orali, senza innovazioni e alterazioni. La ripetizione appaga il desiderio di identicità.

    Poiché la ripetizione è troppo noiosa, siamo andati a cercare l’ispirazione lontano,  presso i filosofi, in modo da elevarla da tanta banalità. Niente è più tedioso del ripetere le scale al pianoforte e ripercorrere un grano dopo l’altro il rosario. Eppure i capolavori dell’arte, l’efficacia della preghiera, la bellezza del rito e la forza del carattere dipendono da minime ripetizioni, ciascun istante delle quali, preso in sé, sembra assolutamente inutile.”

 

 

“Lo swing è dentro di te, devi solo trovarlo” dice il maestro di golf, in uno dei tanti film che esaltano questo sport, all’allievo che si allena ripetendo all’infinito le stesse movenze.

L’allievo sa che la continua ripetizione, per quanto monotona, rappresenta l’unico modo per conseguire il risultato atteso, ossia un tiro preciso e potente.
Perciò si adegua a questa pratica apparentemente senza senso e persevera, colpo dopo colpo.

E’ nota la risposta che un celebre campione di golf diede a chi gli faceva osservare quanto fosse stato fortunato il colpo con il quale aveva mandato in buca la pallina.
“E’ vero.” rispose “Ho la fortuna di aver provate questo colpo diecimila volte.”

 

La ripetizione avvicina alla perfezione. Lo sanno bene non solo gli sportivi, ma anche gli artisti, i cui progressi comportano che gesti già molte volte compiuti continuino ad essere replicati.

Pablo Casals, il più grande violoncellista del novecento, affermava in un’intervista rilasciata quando ormai era più che novantenne: “Mi esercito ogni giorno e sento che sto migliorando.”

 

Possiamo facilmente immaginare che il suo esercitarsi fosse la ripetizione di brani eseguiti decine di volte e di passaggi chissà quanto già provati.
Gli sportivi, gli artisti, gli artigiani e molti altri che svolgono le più disparate professioni mentre ripetono, creano.
Immaginano il risultato che sarà, lo prefigurano attraverso azioni che diventano via via sempre più efficaci. Perciò non si annoiano nel ripetere.

Non c’è contraddizione fra ripetizione e creatività; al contrario, l’una favorisce l’altra.

 

Alla radice di un’attuale ed errata visione della creatività c’è un malinteso, e cioè che essa scaturisca dall’improvvisazione.

Niente di più falso e, in certi casi, di più pericoloso.

L’improvvisazione è utile in alcune circostanze e in altre inevitabile.
Quando però si pensa che essa rappresenti la via di accesso privilegiata alla creatività è come se si prendesse una scorciatoia, per di più sconosciuta. L’intuizione creativa è il risultato dell’attitudine, ma le attitudini maturano se vengono coltivate e ciò implica, inevitabilmente, la ripetizione.

 

Fatichiamo a comprendere il significato della ripetizione e ad attribuirle senso, perché non riusciamo o coglierne il valore estetico.

Orientati come siamo al risultato, meglio se rapido, ci sfugge l’importanza del processo.

Eppure il processo contiene già il risultato, perché lo prepara. Ancora esso non è compiuto, ma in qualche modo è già presente: nella fatica della ripetizione, nella perseveranza di fronte al fallimento e nel superamento della frustrazione. In questo senso la ripetizione, non meno del risultato, è “bella”.

 

E in questo senso esprime il suo profondo valore pedagogico. Abbiamo bisogno di re-imparare che vi sono ambiti, e non sono pochi, nei quali il risultato si consegue attraverso il lavoro di ripetizione. Abbiamo bisogno di recuperare, attraverso la pazienza dell’apprendere ripetendo, il senso del tempo che serve e realizzare le cose.

 

 

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