Di libro in libro – La conversazione

di Bruno Bettenzani

 

<– CAPITOLO 14

 

CAPITOLO 15

La conversazione

 

 

Scrive Martin Buber nel suo libro “Il principio dialogico e altri saggi”, edito da San Paolo Edizioni:

«Nella conversazione autentica il rivolgersi al compagno avviene in tutta verità, come rivolgersi all’essere. […] Ma colui che parla non percepisce solo colui che gli si è fatto presenza, lo assume come suo interlocutore, e ciò significa che egli conferma, per quanto è in suo potere, quest’altro essere. Il vero rivolgersi del suo essere all’altro implica questa conferma, questa accettazione. Naturalmente ciò non significa dire affatto che tale conferma sia già approvazione; ma, per quanto io possa essere contro l’altro, nella misura in cui l’ho assunto come interlocutore di una conversazione autentica, ho detto sì a lui come persona.

Inoltre, se deve sorgere una conversazione autentica, ognuno che vi partecipi deve apportarvi se stesso. E ciò significa che ognuno deve essere disposto a dire quanto ha in mente a proposito dell’oggetto della conversazione. E ciò a sua volta significa che offrirà il contributo del suo spirito senza semplificazioni e tentennamenti.»

 

 

  

Fra le esercitazioni che proponiamo nei nostri training ce n’è uno che si chiama “Non ascolto”.

Si tratta di un gioco di ruolo piuttosto noto il cui obiettivo consiste nel far sperimentare la frustrazione che deriva dal non essere ascoltati.

Probabilmente si tratta di un’esperienza che molti hanno vissuto, senza bisogno di ricorrere a questo esercizio.

La sensazione di frustrazione che ne deriva è davvero intensa, poiché avvertiamo che non viene ignorato soltanto ciò che stiamo dicendo, ma noi stessi non siamo presi in considerazione.

 

Nel dialogo le cose debbono andare diversamente.

 

Innanzitutto ne è parte costitutiva l’ascolto.

Ascoltare, diversamente da quanto si può credere, è un’azione tutt’altro che passiva. Richiede molto impegno.

Non si tratta, infatti, solo di capire quel che l’altro dice – cosa di per se stessa non sempre facile – ma di comprendere il suo messaggio.

Capire e comprendere non hanno infatti eguale significato.

Se il capire attiene al “rendersi conto” del messaggio e alla sua corretta interpretazione, comprendere significa accettarlo come possibile, non necessariamente condividerlo, ma ammettere, in linea di principio la sua plausibilità.

Comprendere è letteralmente prendere-dentro-di-sé il dire dell’altro.

Operazione non facile, perché implica, fin da subito, superare o quantomeno mettere da parte, anche solo provvisoriamente, opinioni, credenze, giudizi e precognizioni personali.

Ciò significa apertura totale a un punto di vista nuovo e inatteso.

Non solo: la comprensione è anche ricerca delle ragioni che stanno all’origine di quel punto di vista. Queste, a volte, emergono autonomamente, grazie all’ascolto paziente che trova la sua prima espressione, necessaria anche se non sufficiente, nel silenzio, mentre  in altre occasioni si rende necessaria la domanda.

Anch’essa è parte costitutiva della struttura dialogica della conversazione e, coerentemente con essa, richiede onestà di intenti.

Si può domandare, infatti, per mettere in difficoltà l’interlocutore, per “smontare” la sua tesi, ma la domanda che appartiene al dialogo ha un altro scopo, ossia quello di penetrarne le motivazioni, al fine di scoprire se e in che misura, grazie ad esse, la tesi stessa possa risultare condivisibile e convincente.

 

In questo modo, le persone impegnate nella conversazione si sentono comprese, accolte, accettate e libere di esprimersi senza reticenze.

Quando tutto ciò viene meno, ci si sente costretti a “stare in guardia” dai possibili attacchi degli altri e ad esprimersi non con la dovuta attenzione, ma con inutile circospezione.

 

E il piacere che la conversazione dovrebbe procurare viene meno, perché essa si trasforma in un esercizio di abilità il cui fine non è più l’offerta di un contributo per il reciproco arricchimento, ma proteggersi da quelle osservazioni che sminuiscono e generano frustrazione.

 

 

 

–> CAPITOLO 16

 

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close