Di libro in libro – Controllo

di Bruno Bettenzani

 

<– CAPITOLO 6

 

CAPITOLO 7

Controllo

 

Occuparsi di come un progetto sta procedendo, verificare la corretta attuazione di un programma, sottoporsi con una certa regolarità ad accertamenti diagnostici per rimanere in buona salute o per programmare una terapia sono attività cui, nella maggior parte dei casi, è imprudente sottrarsi.

Ma il tipo di controllo cui si riferisce James Hillman nel suo libro intervista “Il piacere di pensare”, edito da Rizzoli, è un altro e precisamente quello che risponde al desiderio di determinare sempre e comunque gli eventi e che, oggi più che in ogni altra epoca, appartiene all’uomo dell’occidente, alla civiltà della tecnica. Scrive Hillman:

 «Controllo! È una parola così magica nel nostro mondo, non è vero?
Non siamo migliori dei cosiddetti selvaggi che i nostri esploratori e colonizzatori avevano “scoperto”.
Ridevamo di loro perché usavano la magia per controllare qualunque cosa li circondasse.
Eppure noi facciamo lo stesso usando l’idea di controllo, che è un po’ la nostra magia.»

 

Controllo! È una parola così magica nel nostro mondo, non è vero? Non siamo migliori dei cosiddetti selvaggi che i nostri esploratori e colonizzatori avevano “scoperto”. Rideva-mo di loro perché usavano la magia per controllare qualunque cosa li circondasse. Eppure noi facciamo lo stesso usando l’idea di controllo, che è un po’ la nostra magia.

 

Vogliamo controllare il tempo; vogliamo controllare le persone e i loro comportamenti e, possibilmente,  cambiarli, ignorando ciò che diceva Ralph Waldo Emerson: «Non cercare mai di cambiare qualcuno per renderlo uguale a te. Dovresti sapere che uno basta!»

Vogliamo occultare i segni che l’avanzare degli anni imprime sul nostro corpo.

Vogliamo controllare il futuro.

E siamo stressati, perché una delle maggiori cause di stress consiste nella pretesa di controllare ciò che non è controllabile.

 

Forse è per questa ragione che, all’alba del ventunesimo secolo, l’uomo della tecnica ancora confida nella magia e negli oroscopi, lasciando che la superstizione occupi lo spazio fra ciò che possiamo controllare e ciò che non possiamo controllare.

 

Questa pretesa di controllo totale deriva dalla volontà di potenza.

Ma «L’acquisto di potenza» osservava Nietzsche «si paga caro; la potenza istupidisce».

E l’uomo contemporaneo, sempre più potente, è confuso, perché, mentre vuole impadronirsi di ogni conoscenza, escludendo dal suo orizzonte la dimensione del mistero, viene costantemente messo di fronte all’essenza stessa della sua umanità, che è il limite.

Come osservava Alfred North Whitehead, filosofo e matematico britannico, «È impossibile riflettere sul tempo e sul mistero della creazione del mondo senza una schiacciante presa di coscienza dei limiti dell’intelligenza umana.»

Solo un’umanità riconciliata con se stessa potrà ritrovare la “giusta misura”, che era, per gli antichi greci, la virtù in forza della quale è possibile contenere il desiderio, quella «forza espansiva della vita» come afferma Umberto Galimberti «che, senza misura, spinge gli uomini a volere ciò che non è in loro potere, declinando così il proprio “demone”, la propria disposizione interiore non nella felicità, ma nell’infelicità.»

 

 

–> CAPITOLO 8

 

 

2 thoughts on “Di libro in libro – Controllo

I commenti sono chiusi.

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close