CON L’ACQUA ALLA GOLA. Il decalogo del buon nuotatore

di Andrea Bettenzani

 

Premessa:

Si fa largo uso, parlando di formazione, di metafore sportive di ogni genere. Il riferimento solitamente va a tutti gli sport di squadra in cui ogni elemento dà il suo contributo per il raggiungimento di un obiettivo ambizioso.

La squadra di calcio che vince il campionato sul filo del rasoio dopo una serie di pesanti sconfitte, la squadra di rugby la cui determinazione rinasce ogni volta grazie ad un ballo propiziatorio o il team di piloti di aerei che grazie ad una maniacale preparazione volano all’unisono senza sfiorarsi rappresentano altrettanti simboli delle volontà di vincere insieme.

Il gruppo, la squadra, il team, la task force… tutti per uno e uno per tutti… E ognuno?

Ognuno, spesso, dimenticato sotto il peso della collettività.

 

Recuperare il senso dell’individualità, della responsabilità di ogni singolo componente un gruppo e della necessità di lavorare su se stessi per garantire prestazioni eccezionali di un team degno di questo nome sembra essere sempre più spesso relegato nella dimenticanza.

Non è del ruolo del capo, seppure fondamentale, che vogliamo occuparci per recuperare il valore della singolarità, bensì del ruolo di ogni singola parte che compone un sistema efficace. Se è vero che il tutto costituisce qualcosa di più della semplice somma delle singole parti è altresì vero che il mal funzionamento di una parte si ripercuote sempre sul funzionamento dell’intero sistema.

Se le cose stanno così, perché non spendere qualche riflessione proprio su quelle singole parti che fanno di un gruppo un team affiatato?

Voglio affidarmi, per recuperare il valore e il senso dell’individualità responsabile, alla metafora sportiva del nuoto e, attraverso un decalogo del buon nuotatore, provocare una riflessione su quanto ciascuno di noi può fare per migliorarsi.

 

CON L’ACQUA ALLA GOLA. IL DECALOGO DEL BUON NUOTATORE di Andrea Bettenzani -Tuffati.  Ora che sei venuto a conoscenza di alcune dinamiche del nuoto, non ti resta altro da fare che tuffarti. Aristotele era solito dire: “Se vuoi diventare un bravo suonatore di cetra, comincia suonando la cetra”.  Se vuoi metterti alla prova, nuota.  Bracciata dopo bracciata senti l’acqua che ti circonda e il silenzio che ti sovrasta.

 

  1. Nuotare non è facile.

L’uomo è fatto per stare con i piedi per terra e non sopravvive in assenza di ossigeno, sostanza che non si trova, allo stato gassoso, nell’acqua.

Può sempre “fare il morto”, ma questo è galleggiare, non nuotare.

Non sono poche le persone che credono di nuotare e invece, semplicemente, galleggiano. Credono di nuotare contro corrente e invece si limitano a stare a galla in acque tiepide fatte di presunzioni, pregiudizi e falsi propositi? Si lasciano trasportare dalla corrente senza opporre resistenza per pigrizia o per mancanza di stimoli?

Meglio, dunque, essere consci della fatica che comporta il vero nuoto.

 

  1. Tutti stanno in acqua, tutti i giorni.

Il punto è saperci stare. Nel mondo degli affari non è raro trovare metafore che fanno riferimento all’elemento acqua per descrivere persone e situazioni.

“Sembra un pesce fuor d’acqua…”, “Attento a quello, è uno squalo”, “Non è un buon periodo, navighiamo in cattive acque”, “Se qualcuno non prende il timone ora rischiamo di affondare”…

Le profondità marine e ciò che esse contengono non sono sempre e totalmente amiche. Possono diventarlo, ma occorre conoscerle molto bene.

Meglio dunque dare un’occhiata, prima di tuffarsi.

 

  1. I muscoli non contano.

Il nuoto non è essenzialmente un’attività muscolare. La forza non conta; il muscolo, messo sotto sforzo, si gonfia, le sue fibre bianche appesantiscono il corpo fino a trascinarlo sul fondo. In questo modo, siamo costretti a un dispendio di energie sempre maggiore e ci ritroviamo ad annaspare.

Al contrario, sono la resistenza, la concentrazione, la coordinazione e la preparazione, le chiavi per avere successo nel nuoto come nell’interpretazione del proprio ruolo in una squadra.

 

  1. Un concetto fondamentale.

C’è una parola che molti istruttori di nuoto usano per spiegare quale sia il segreto dei nuotatori più forti: questa parola è acquaticità.

L’acquaticità è la riduzione al più basso livello possibile dell’attrito del corpo con l’acqua. Per ottenerla, occorre smussare le spigolosità del corpo, che frenano la corsa. Figure affusolate, con curvature armoniche e idrodinamiche penetrano l’acqua molto meglio di corpi appesantiti e ingombranti.

Accade anche nel lavoro di tutti i giorni di vedere personaggi che battagliano con realtà ostili mostrando i muscoli e forzando le situazioni in modo bislacco.

Essi si stancano presto, dormono poco (e male) e sono quasi sempre arrabbiati, poiché possono testare solo l’infruttuosità dei loro sforzi. È l’esatto contrario della proattività, atteggiamento mentale secondo il quale ogni sforzo è teso alla trasformazione di situazioni sfavorevoli in situazioni favorevoli.

Per contro, una persona reattiva si accanisce con rabbia contro gli eventi, ma con il suo atteggiamento manifesta soltanto l’incapacità di governarli, fino a dichiarare la propria impotenza e decidere di subirli.

E allora, come intervenire sulla realtà?

Possiamo affrontare la realtà, cercando di governarla, nella consapevolezza che esiste anche ciò che non possibile modificare. In altra parole, percepire attriti e ostacoli in modo realistico, con intelligenza, creatività e capacità di adattamento.

 

  1. Metti ordine nei pensieri e nei movimenti

Nuotare significa stabilire un compromesso con l’ambiente nel quale si opera. In acqua non c’è ossigeno e se si vuole respirare senza mandare tutto a monte, compresa la propria incolumità, è necessaria una grande capacità di coordinamento.

Nella mia attività di formatore, mi è capitato più volte di incontrare persone non perfettamente in grado di coordinare i loro pensieri e le loro azioni nella ricerca dell’ossigeno. In altre parole, lo vanno a cercare, illudendosi di trovarlo, dove non esiste. Non respirano realtà, ma illusione.

Si autoingannano, raccontandosi che non sono responsabili di ciò che accade loro.

Si illudono che qualcuno, o qualcosa, ma non la loro iniziativa, produrrà cambiamenti.

Non hanno ancora capito che per nuotare veloci e respirare l’unico cambiamento utile consiste nel modificare il proprio modo di muoversi nell’acqua.

Non inganniamo noi stessi: la sola decisione efficace e immediatamente realizzabile è quella che riguarda i nostri comportamenti.

 

  1. Ricordati di respirare.

Individuare il tempo e il ritmo di respirazione in acqua non è molto facile.

È possibile respirare solo in alcuni momenti. O si respira liberamente senza avanzare, oppure lo si fa di tanto in tanto, nel rispetto delle regole che l’elemento e la disciplina impongono. Entra dunque in gioco la programmazione. Programmare significa anche ritagliare tempo per se tra le priorità che dobbiamo gestire. Anche nel mondo degli affari tenere sempre la testa sott’acqua non è produttivo. Prima o poi si affoga.

Conviene piuttosto rendersi consapevoli dei momenti propizi per respirare e dei momenti propizi per sfruttare la dinamica dell’acqua per avanzare.

Il tempo è tutto. Il ritmo è costante. Come in una sinfonia contano le note ma ancora di più le pause. Nel nuoto conta il movimento ma ancora di più la stasi, l’intervallo tra un movimento e l’altro che ci permette di prendere fiato per immergerci con maggiore efficacia e velocità.

Organizza il tuo tempo e dedicati momenti di relax per affrontare meglio il lavoro che segue.

 

  1. Questione di testa.

Nel nuoto la direzione è data dalla testa.

Non è la corrente, nemmeno la gambata e tanto meno la bracciata a dare la direzione. Semmai questi sono il motore per procedere. Ciò che ci permette di restare a galla o di immergerci è l’inclinazione della testa.

Vi sarà capitato di sentire elogiare personaggi intraprendenti con frasi come questa: “Ci sa fare, se incontra un ostacolo lo affronta a testa bassa”.

In acqua questo non funziona dato che se si abbassa la testa verso il fondo, semplicemente, si affonda.

La testa è in linea con il corpo, dritta e chiusa nelle spalle e lo sguardo al fondo serve solo per percepire la velocità con la quale si sta nuotando.

Usa la testa e non lasciarti guidare dalla corrente o dall’impeto.

Fermati e pensa.

 

  1. Evita il conto alla rovescia.

Guardare avanti non serve, in acqua è tutto uguale. I punti di riferimento sono sotto e per districarsi in questo ambiente è necessario guardarci dentro.

Osservate i nuotatori professionisti sui blocchi di partenza, osservano per qualche istante la fine della vasca e poi sembrano chiudersi in se stessi.

Memorizzano il numero di bracciate e, una volta immersi, meno pensano al momento dell’arrivo meglio è. Non effettuano conti alla rovescia di metri o bracciate che li separano dalla fine, ma spingono calcolando frequenza, si battono ogni metro contro la fatica che deriva dalla ricerca dell’auto miglioramento.

Non si crogiolano nell’idea che manca poco alla fine, ma danno sempre di più man mano che proseguono svelti nella loro corsia.

 

  1. Preparati.

Prima di ogni gara i nuotatori analizzano le loro precedenti performance, pensano a cosa fare per migliorarle, vedono se stessi procedere verso il traguardo.

Una volta in acqua, tutto cambia.

Cambiano le immagini, si percepiscono le distanze in modo distorto, si vedono distintamente le bolle di ossigeno scorrere verso i piedi. Concentrazione e coordinazione si sviluppano nel silenzio dell’azione.

I nuotatori fanno i compiti a casa. Si preparano accuratamente e sono consapevoli che, trascurando di farlo, non possono riuscire nel loro intento.

Programmano e calcolano i movimenti di tutto il corpo per vincere le resistenze dell’elemento nel quale si trovano.

Tutto questo non dovrebbe accadere  anche nell’attività professionale?

Non conviene forse analizzare la situazione nella quale ci si troverà ad agire da soli o con gli altri?

 

  1. Tuffati.

Ora che sei venuto a conoscenza di alcune dinamiche del nuoto, non ti resta altro da fare che tuffarti. Aristotele era solito dire: “Se vuoi diventare un bravo suonatore di cetra, comincia suonando la cetra”.

Se vuoi metterti alla prova, nuota.

Bracciata dopo bracciata senti l’acqua che ti circonda e il silenzio che ti sovrasta.

 

Tirarsi indietro, non partecipare a quel gruppo di cui vorremmo far parte per timore di non essere all’altezza, darà adito solo ad un forte senso di frustrazione.

Lavora sul tuo stile e cerca il modo migliore per reagire di fronte a quegli ostacoli che sai di incontrare e ancora di più di fronte a quelli che ancora non immagini.

 

Giusto per non trovarti, magari alla fine dell’anno, con l’acqua alla gola.

 

 

Andrea Bettenzani

 

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