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LIBRI

"IL SERGENTE NELLA NEVE"
di Mario Rigoni Stern

 

Titolo: IL SERGENTE NELLA NEVE
Autore: Mario Rigoni Stern
Editore: Einaudi
Pagine: 139



 

 

 

Mario Rigóni Stern nato nel 1921 ad Asiago (Vicenza). E' uno scrittore memorialista che ha scritto più di un libro sui suoi ricordi della seconda guerra mondiale e sul tragico destino dei soldati italiani tra cui “Il sergente nella neve” (1953), “Il bosco degli urogalli” (1962), “Quota. Albania” (1971) e “Ritorno sul Don” (1973). In seguito ha cambiato completamente genere passando dalla memorialistica di guerra all'adesione alla natura come ritorno alle proprie radici e come vita autentica. Ma anche con questi ha avuto soddisfazioni, per esempio con “Storia di Tönle” (1978) con il quale ha vinto i premi Bagutta e Campiello e “Le stagioni di Giacomo” (1996), per il quale gli é stato assegnato il premio Grinzane Cavour.
Il libro prende il titolo dalla situazione dell'autore, che si ritrova a dover camminare per un tempo che sembra interminabile per le distese gelide ed innevate della Russia.

Il libro presenta le vicende dell'unità di alpini sul fronte russo di cui il protagonista-narratore fa parte. Il romanzo inizia sul Don, il grande fiume russo vicino al quale gli italiani si sono trincerati per difendersi dagli attacchi dei russi. Gli uomini trascorrono le giornate all'insegna della dura vita di trincea, dormono in baracche fatiscenti insieme ai topi e svolgono il loro servizio di guardia e pattuglia. Una situazione non certo allettante per un borghese, ma che è ancora nulla in confronto agli avvenimenti successivi. Mentre inizialmente il contingente italiano si ritrova a dover affrontare gli attacchi agguerriti dei russi, riuscendo a respingerli in maniera efficace, ben presto la situazione crolla. Il caposaldo si ritrova circondato da un giorno all'altro da forze soverchianti e inizia così la lunga marcia di fuga che porterà gli alpini italiani ad un massacrante viaggio, sotto gli sporadici attacchi del nemico ma specialmente colpito da quello che è il più temibile avversario degli eserciti che attraversano il suolo russo: l'inverno. Quest'ultimo causerà più perdite di qualsiasi combattimento, di qualsiasi assalto od operazione. I soldati crollano, stremati da una marcia forzata sovrumana e da un freddo che il corpo umano non può tollerare. Il sergente Mario Rigoni Stern, al fianco dei suoi compagni d'arme, può appoggiarsi al cameratismo, ma si ritrova di fronte anche al dramma del vedere gli animi crollare e la sua unità dissolversi di giorno in giorno a causa delle numerose vittime.

Ingiustamente liquidato nel periodo della sua pubblicazione come semplice racconto di guerra, questo romanzo ha uno spessore umano - oltre che storico - che permette di percepire in tutta la sua umana tragicità il dramma che hanno vissuto gli uomini dell'ARMIR. Questi uomini si sono ritrovati a combattere in una guerra preparata frettolosamente per ragioni di prestigio del Regime e ne hanno pagato le conseguenze, combattendo contro un nemico agguerrito e affrontando prove disumane. Dopo la triste dipartita del suo grande autore, questo romanzo resta la sua ultima testimonianza che ci permetta di conoscere le vicende e le vicissitudini di quei soldati.

 


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