"L'UOMO CHE SCAMBIO' SUA MOGLIE PER UN CAPPELLO"
di Oliver Sacks

Titolo: L'UOMO CHE SCAMBIO' SUA MOGLIE PER UN CAPPELLO
Autore: Oliver Sacks
Editore: Adelphi
Pagine: 318
Anno: 1988
Accostandosi ai casi neurologici in maniera che oggi verrebbe definita olistica, Sacks costituisce un esempio per tutti coloro che si trovano ad avere a che fare, professionalmente, con la sofferenza.
Prima che casi clinici, bizzarrie neuropsicologiche, i pazienti di Sacks sono uomini e donne che, attraverso la malattia, riflettono un modo personale e originale di vedere il mondo, sono individui nella loro interezza. Sacks, richiamandosi alla tradizione di Ippocrate e Lurjia, è fautore della reintroduzione della storia clinica in medicina.
Nelle prime pagine, il libro riporta una significativa citazione da Lurjia: La capacità di descrivere, così comune nei grandi neurologi e psichiatri dell'Ottocento, oggi è quasi scomparsa... E' necessario ridarle vita.
In questo The Man Who Mistook His Wife For a Hat, lo specialista inglese ci descrive, in 24 capitoletti, dei casi clinici, portatori ognuno di una particolarità congenita o acquisita del sistema nervoso e sia che ci parli di sindrome di Korsakov, o di prosopoagnosia, o di eminattenzione, o di morbo di Parkinson, di epilessia, di asomatognosia, di afasia, della sindrome di Tourette, di insufficienza mentale, di autismo, lo fa con grande competenza professionale e umanità, oltre che con abilità e sensibilità di narratore, teso a cogliere le più sottili sfumature di ogni individuo.
Bella la sezione bibliografica finale, che contiene un ammirato omaggio dell'autore ai classici della neurologia, a coloro che egli considera i suoi maestri: Jackson, Goldstein, Head e Lurjia.
Una medicina, quella professata da Sacks, tesa a riportare il soggetto - il soggetto umano che soffre, si avvilisce, lotta - al centro del quadro
L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello è il primo caso che viene descritto.
Questo caso, considerato tanto importante dall'autore da spingerlo a intitolarvi tutto il saggio, narra del dottor P., «eminente musicista », che cominciò gradualmente a manifestare una progressiva incapacità di dare un significato a ciò che vedeva, ed a confondere tra di loro gli oggetti (e soprattutto le persone viventi) appartenenti alla sua vita quotidiana.
Il titolo deriva proprio da una delle gaffes di questo paziente, che alla fine di un colloquio con il dottor Sacks confuse la testa di sua moglie con il suo cappello, e l'afferrò tentando di mettersela in testa.
Nella sua trattazione, Sacks sottolinea più volte come il dottor P. non avesse alcun deficit visivo, ed avesse anzi uno spirito di osservazione molto acuto: semplicemente, in lui era scomparsa la capacità di assegnare un significato visivo agli oggetti che vedeva attorno a sé, sebbene fosse in grado di riconoscerli utilizzando gli altri quattro sensi.
Durante un esperimento, il dottor Sacks gli consegnò un guanto, che egli fu perfettamente in grado di descrivere ma non di associare al suo significato, fino a quando non fu forzato ad indossarlo (mettendo quindi in campo il senso del tatto).
«Una superficie continua,» annunciò infine «avvolta su se stessa. Dotata... » esitò «di cinque estremità cave, se così si può dire. [...] Un qualche contenitore?» «Sì,» dissi «e che cosa potrebbe contenere? [...] Non ha un aspetto familiare? Non crede che potrebbe contenere, fasciare, una parte del suo corpo?» Nessun lampo di riconoscimento illuminò il suo viso. In seguito se lo infilò per caso: «Dio mio!» esclamò «È un guanto!».
La caratteristica più tragica che appare da questa descrizione è come il dottor P. fosse assolutamente inconsapevole del suo difetto.
Esso infatti non intaccava minimamente la sua giornata, se non per qualche occasionale gaffe : essendo infatti un musicista di professione, il dottor P. riusciva a compiere tutti i gesti quotidiani (mangiare, vestirsi, lavarsi) canticchiando sovrappensiero, e quindi, per così dire, senza accorgersene.

