"I VIZI CAPITALI E I NUOVI VIZI"
di Umberto Galimberti

Titolo: I VIZI CAPITALI E I NUOVI VIZI
Autore: Umberto Galimberti
Editore: Feltrinelli
Pagine: 128
Anno: 2007
"Come al solito non sono mai le virtù, ma sempre i vizi, a dirci chi è di volta in volta l'uomo. E allora guardiamoli da vicino questi vizi", così comincia Umberto Galimberti e prende le mosse dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come 'abiti del male' da Aristotele, come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, come espressione della tipologia umana nell'Età dei lumi, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. "E così, fuoriescono dal mondo morale per fare il loro ingresso in quello 'patologico'.
Non più vizi, ma 'malattie' dello spirito." Alla luce di questa sequenza storica, Galimberti 'ambienta' i vizi nel panorama contemporaneo conflittualmente compresi fra la funzionalità (anche del male) propria dell'età della tecnica e l'urgenza dell'etica. Segue un'ampia ricognizione su quelle tendenze o modalità comportamentali per le quali suona efficace (e impropria) la definizione di 'nuovi vizi': la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto.
La voluttà dello shopping, la dipendenza dalla merce, la meccanicità del sesso hanno a che fare con il dissolvimento della personalità. Sono di fatto la negazione del modello 'vizioso'. Inquadrarli come vizi fa sì che si possa parlarne, onde "esserne almeno consapevoli e non scambiare per 'valori della modernità' quelli che invece sono solo i suoi disastrosi inconvenienti". Affabile e penetrante, Umberto Galimberti esibisce qui quella sapienza e quella confidenza con il mondo che l'ha reso un punto di riferimento per un amplissimo pubblico di lettori.

