"BLACK HAWK DOWN"
di Ridley Scott

Nel 1993 gli Stati Uniti intervennero militarmente in Somalia con l'intento dichiarato di alleviare la popolazione dal regime d'oppressione praticato dal generale Aidid. Una missione, in particolare, prevedeva la cattura, nel cuore di Mogadiscio, di due luogotenenti del famigerato "signore della guerra". Concepita come un intervento-lampo, l'operazione avrebbe dovuto risolversi in trenta minuti. Ma le cose andarono diversamente: due elicotteri americani furono abbattuti, la situazione degenerò e diciannove soldati americani e centinaia di guerriglieri somali persero la vita in quello che già viene ricordato come uno degli episodi più neri della recente storia militare americana.
Black hawk down, fedele trasposizione dell'omonimo best seller di Mark Bowden, porta sul grande schermo proprio quella vicenda. Contando su un budget sostanzioso e su uno spiegamento di mezzi impressionante, Black hawk down è, tanto vale precisarlo subito, un trionfo di tecnica cinematografica. Regia, montaggio e fotografia si attestano su livelli di assoluta eccellenza e, infatti, hanno trovato conferma in altrettante candidature agli Oscar (alle quali, per dovere di cronaca, bisogna aggiungere quella per il miglior sonoro). Da un film di Ridley Scott , peraltro, non ci si aspetta certo un impatto visivo meno che magnifico. Ma Black Hawk Down è un film importante anche per altri motivi. Di questa pellicola, infatti, non colpisce solo la miliardaria e fenomenale realizzazione tecnica, e persino coloro che non apprezzano (più) il regista di Alien e Blade Runner saranno costretti a riconoscerne i meriti.
Il pregio fondamentale di questo film sta nel suo darsi come differenza rispetto alla tradizione del genere. Black hawk down, infatti, è nuovo pur senza pretendere di apparire innovativo. Ci sono gli elicotteri, ad esempio, come in Apocalypse now. Ma mentre nel film di Coppola gli elicotteri caricavano sulle roboanti note di Wagner, qui, invece, arrivano in silenzio, in un'atmosfera spettrale, oggetti di morte e distruzione stagliati contro un mare magnifico, azzurro e indifferente. Ancora, in Black hawk down c'è il realismo quasi delirante della messa in scena, proprio come in Salvare il soldato Ryan. Ma mancano l'afflato patriottico, lo spessore psicologico e i dilemmi morali che caratterizzavano il film di Spielberg.
Scott, insomma, vuole dirci che la situazione è molto cambiata rispetto al passato e lo fa con l'arma a lui più congeniale: le immagini. La guerra messa in scena in Black Hawk Down è notevolmente diversa da quelle che abbiamo visto al cinema fino ad ora, è una guerra moderna. Ad esempio, nel film di Scott non ci sono personaggi principali, né eroi.

