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ARTICOLI


SEMPLIFICARE E' REGOLA.
LA VISIONE BENEDETTINA PER UNA FORMAZIONE MANAGERIALE INNOVATIVA

di Paola Gaggio

Mai come oggi è viva la necessità di dare al mondo imprenditoriale e organizzativo l'opportunità di riflettere sui modi con i quali si possa preservare e sviluppare la loro risorsa più preziosa: le persone che lavorano in azienda. E' altrettanto evidente che, oggi più che mai, le aziende giocano un ruolo importante nel garantire che il bene comune di tutte le persone, non importa chi siano o da dove vengano, sia perseguito e mantenuto. La Regola di San Benedetto, nonostante abbia 1500 anni, ci fornisce un modello di organizzazione e di leadership che in moltissimi aspetti è attuale e pertinente oggi, come lo era 15 secoli fa quando Benedetto da Norcia la scrisse per i monaci.

La Regola è il culmine di una tradizione monastica che ha radici lontane, dai padri del deserto al Vangelo, alle prime Comunità Cristiane a Gerusalemme. E' stata descritta come “un manuale di allenamento per grandi performance”. Attraverso i secoli i monaci e le monache che hanno seguito questa “piccola Regola per principianti” hanno lasciato un segno indelebile nella civiltà e cultura europea. Quindi non è un caso che S. Benedetto sia il patrono d'Europa.

E' significativo che ancora oggi, nel 21° secolo, la Regola di San Benedetto possa costruire ponti e collegamenti tra il mondo della spiritualità e quello degli affari. Essa dimostra infatti che la spiritualità può essere trovata in tutti gli aspetti della vita, non solo in chiesa o nel chiostro, ma anche nel lavoro, nel tempo libero, e che il potere e la forza dei valori può conciliarsi con il business.

Il lavoro, l'operosità, l'organizzazione, la leadership, la delega, la presa di decisioni sono tutti elementi chiave presenti nella Regola di San Benedetto e nascono da un unico grande insegnamento: l'ascolto. Saper ascoltare significa "poter semplificare" e quindi saper creare processi decisionali efficaci. La Regola infatti incomincia con la parola "Ascolta", un ascolto profondo che parte dal sé per arrivare a coinvolgere passo dopo passo tutto l'ambiente circostante. In un mondo orientato all'eccesso di comunicazione il monastero insegna una dimensione più autentica anche se apparentemente contraddittoria: il silenzio. Nel silenzio ci si interroga e si impara a conoscere i propri limiti: ci si chiede se si è dei buoni imprenditori, cosa ci aspettiamo dal nostro lavoro e da chi collabora con noi. Nel silenzio il lavoro si semplifica perché se facciamo silenzio dentro di noi possiamo ascoltare fino in fondo l'altro e quindi rendere comune qualcosa cioè co-municare. L'azione successiva sarà quindi epurata da preconcetti, fraintendimenti e sottointesi divenendo fluida e soprattutto condivisa; pensare prima di agire fa bene all'agire stesso, pensare è insomma già azione. La Regola infatti è una valida guida nelle attività di ogni giorno perché ci insegna a semplificare le complessità e a riportare l'uomo al centro dei processi e i processi al servizio dell'uomo.

 

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