Agire!

di Mario Palermo

 

L’anima cresce, come il corpo, con l’esercizio,
essa cresce, come il corpo, con il movimento.
La vita è movimento, il movimento è vita.
Vassily Kandinsky

 

E allora, qual è il nesso tra l’arte e l’azione? Il nesso è quel passaggio straordinario, quel momento unico, quell’attimo irripetibile in cui il pensiero e l’emozione generano l’input all’azione. Qualcuno dice che l’identità dell’essere umano sia proprio quel lasso di tempo, a volte pochi istanti, nel quale l’uomo decide di agire. Siamo ciò che decidiamo di essere.

Questo noto pittore del novecento  è stato il fondatore dell’arte astratta, e lascia stupiti il fatto che possa avere scritto un adagio come questo.

Ad un artista poco si confà il profilo dell’uomo d’azione.

Molto più calzante è l’idea dell’uomo di pensiero, l’intellettuale o addirittura l’istintivo che trasforma il pensiero e l’emozione in colore.

 

E allora, qual è il nesso tra l’arte e l’azione?

Il nesso è quel passaggio straordinario, quel momento unico, quell’attimo irripetibile in cui il pensiero e l’emozione generano l’input all’azione.

Qualcuno dice che l’identità dell’essere umano sia proprio quel lasso di tempo, a volte pochi istanti, nel quale l’uomo decide di agire.

 

Siamo ciò che decidiamo di essere.

Si potrebbe quindi affermare che l’anima dell’uomo riprende a crescere ogni volta che, durante quei miliardi di istanti della nostra vita decidiamo di agire, e si plasma proprio nell’azione, si evolve nell’esperienza attiva. Il quadro, la rappresentazione sono per l’artista la palestra dell’anima, così come per tutti noi è palestra della nostra anima il nostro agire quotidiano.

Il punto nodale è riuscire a comprendere profondamente, intimamente, ripensando al vissuto più prossimo, come e perché abbiamo agito in una certa direzione.

Resta necessario continuare nel tempo ad approfondire i come e i perché nonché i quando si agisce, perché esistono diversi modi di agire e tutti profondamente legati al nostro carattere e alla nostra crescita.

Viepiù essi cambiano nel corso della nostra esistenza nella misura in cui facciamo tesoro delle nostre esperienze quotidiane.

 

Certo esistono più sistemi per evolversi nel corpo e nell’anima, ma il comune denominatore è e sarà l’azione.

 

C’è chi agisce istintivamente e chi sull’onda della reazione.

C’è chi agisce con ponderazione e chi dopo lunghe riflessioni.

e c’è anche chi pensa di agire ma è l’unica cosa che fa, in omaggio a quel tale che disse: ”il pensiero dell’azione sostituisce l’azione stessa”.

C’è chi agisce per abitudine e chi non riesce a fermarsi, per abitudine.

 

Sia al lavoro che a casa possiamo scegliere di agire secondo i nostri valori o reagendo ad un sentimento e va da sé che nel secondo caso aumentano i rischi.

 

Cosa rischiamo nell’eccesso e cosa nella mancanza di azione?

Nell’eccesso spesso si perde la percezione dei perché dell’agire, dunque il fare perde senso e le fatiche aumentano.

Addirittura si rischia la noia, proprio perché l’azione diventa un processo ripetitivo, automatico, scevro di contenuti istruttivi o emotivamente significativi per noi.

Allora agire, animarsi, dominare gli eventi agendo con determinazione, darsi da fare per sconfiggere i propri timori, per mettere alla prova un proprio talento oppure per acquisirlo o più semplicemente per acquisire conoscenza empirica.

 

Dunque:

– prima di dire “non si può fare”, c’è il tentativo ripetuto.

– prima di dire “non sarei in grado”, c’è la prova.

– prima di dire “non ho voglia”, c’è la coscienza a cui prestare orecchio.

 

Già, la coscienza, quel “grillo parlante” che non smette mai di dirci cosa dovremmo o non dovremmo fare; quella voce che ha il potere di angosciarci o di alleggerire il peso del quotidiano, di rabbuiarci per rimpianto o rasserenarci per aver agito.

E nell’eseguire, nell’agire, nel fare, si riscuote molto: si impara molto, si prende coscienza di sé. Si acquisisce anche coraggio, quando l’azione è difficile, complicata o a rischio di una brutta figura.

Ma almeno non si farà parte di quella schiera di persone che tristemente rimpiangono le occasioni perse, colte dal sospetto che se ci avessero provato ci sarebbero anche riuscite.

Coloro che sanno ma non fanno.

 

Certo, riflettere prima di agire è fondamentale, così come porsi qualche domanda dopo aver agito favorisce l’apprendimento e il cambiamento.

E se è noto che la vita è una catena di decisioni prese e di azioni compiute, sarà con soddisfazione che l’uomo d’azione potrà riassumere la propria esistenza in questo breve assunto:

“io almeno ci ho provato”.

 

 

Mario Palermo

 

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